Va dove ti porta il cuore

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Mi sono detta spesso che anche a soffrire si impara. Le emozioni sono istintive, ma poi canalizzarle, esprimerle, elaborarle e soprattutto digerirle, quello si può solo imparare.

Il dolore per i lutti e gli abbandoni è uno dei più difficili da gestire e spesso commettiamo l’errore di insegnare ai nostri figli che bisogna essere forti, ma nel senso deteriore del termine.

Lo so che è un’affermazione da Bacio Perugina, ma forte è chi cade e si rialza, non chi non cade mai. A volte capita però di non mollare mai la presa, più per necessità che per scelta, e quelli sono i momenti in cui la mamma si rende conto che, in quanto unico adulto di casa, non sta dando il buon esempio.

Pdc è già abituato ai lutti, ha perso due nonni ed in questo periodo purtroppo altre perdite si profilano all’orizzonte. Come tutti i bambini che maturano in fretta, ha già imparato a contenere le emozioni, il punto è che poi esplodono nel punto sbagliato. È per questo che poi si diventa adulti ansiosi ed incapaci di esprimere i proprio sentimenti.

Invece bisognerebbe educare i nostri figli a soffrire. Ieri osservavo il mio pdc che cercava di venire a patti con possibili perdite imminenti, rivolgendo verso se stesso il suo dolore. Gli ho spiegato allora che anche la mamma ha paura, anche la mamma a volte è triste, anche la mamma vorrebbe piangere. Gli ho insegnato che la rabbia va buttata fuori e non riversata contro se stessi. Ho parlato al suo cuore, così piccolo ma già così grande ed ho tentato di fargli capire, con i sentimenti e non solo con le parole, che soffrire è naturale, che bisogna coltivare la speranza, ma convivere a volte con il timore.

Ho la sensazione di aver toccato il tasto giusto, anziché tener duro insieme, abbiamo mollato insieme. Non sempre serve qualcuno che ci risolva i problemi, a volte basta sapere che c’è qualcuno che li sopporta con noi.

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