Ti lascio ma non ti mollo

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Gli ex si dividono in 3 categorie:

1) Gli inevitabili, e qui non ci pronunciamo, si autodefiniscono (per intenderci, quelli con cui decidiamo, o ci capita, di riprodurci).

2) Gli Arruolati nella Legione Straniera, sono quelli che spariscono dalla circolazione e, che emigrino in Brasile o siano dietro l’angolo, fanno di tutto per cancellare ogni traccia della nostra presenza dalla loro vita, alcuni se potessero anche dalla faccia della terra; la distanza siderale che pongono tra noi e loro ci da la misura – probabilmente – anche della sofferenza provata a stare insieme a noi o a lasciarci; perciò, in alcuni, selezionati casi, massimo rispetto.

3) Quelli che non riescono a lasciarti perdere, che a loro volta si suddividono in altre sotto-categorie:

a – i disarmanti “ho pensato di sentire come stavi perché non sapevo chi chiamare”; e non ti sei chiesto perché, ovviamente;

b – i sadici, consci di quanto hai sofferto a stare prima con e poi senza di loro, hanno quel sesto senso per farsi vivi proprio quando tu sei più vulnerabile, e sanno sempre scegliere la corda da toccare, ovviamente quella che ti fa più male;

c – i seriali, quelli che fin dall’inizio “io intrattengo ottimi rapporti con tutte le mie ex”, che forse è il motivo per cui invece i rapporti con quelle in carica sono pessimi;

d – gli annoiati, io li capisco, in tv non fanno niente, e probabilmente se spesso il parco maschi per noi è poco interessante anche il loro parco femmine non deve essere granché popolato;

e – gli uomini oggetto, e qui non serve che vi spieghi nulla, anche se la variante che preferisco è “cara, chiamami quando vuoi, per te ci sono sempre”;

f – quelli che non gli è passata ma sanno che non ce n’è “scusa se ieri ti ho mandato un sms per sbaglio, era per mia sorella che il suo numero è sotto il tuo nella rubrica telefonica anche se tu ti chiami Vanda e lei si chiama Iole. A proposito come stai? Cosa fai domani?”

A tutti, per il 2012 un consiglio di cuore: arruolatevi! Tranne la versione rivista del punto e). Tu no, darling, che non si sa mai.

 

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