Solo gli intrepidi possono diventare grandi

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Ieri sera mi giravo e rigiravo nel letto cercando di trovare una risposta ad una domanda non semplice: come si costruisce l’autostima di un figlio?

Come lo si aiuta ad avere una percezione adeguata di sé, senza esagerare in nessuna direzione?

Lo spunto me l’ha dato Pdc frustrato dai continui confronti che la sua maestra fa tra lui ed un altro bambino e da cui ovviamente Pdc non esce vincente.

Come spiegargli in maniera efficace che il nostro primo concorrente siamo noi stessi? Ho provato a spiegargli che senz’altro il bambino X è probabilmente più portato alla scrittura, se in poco tempo scrive 3 pagine mentre Pippo magari ne scrive solo una. Bisogna accettare i propri limiti, salvo casi rarissimi nessuno è bravo in tutto.

La sfida è scriverne la prossima volta una e mezza, e così via e magari se si è d’accordo che l’obiettivo è davvero 3, arrivarci coi propri tempi.

Bisognerebbe anche capire se davvero la frustrazione deriva da una reale incapacità, o magari dalla consapevolezza che con un po’ di impegno si potrebbe ad esempio arrivare a 2.

Più avanti potremmo stabilire che magari per noi arrivare a 3 non è così importante come può essere per qualcun altro, ma si sa che spesso una sana autocoscienza viene scambiata per insubordinazione e questa è una di quelle piantine che vanno coltivate con calma e che fioriscono a tempo debito.

Ognuno di noi combatte quotidianamente la battaglia tra quello che vorremmo essere e quello che siamo davvero.

La mamma ha spiegato che anche le persone apparentemente più solide vivono di conflitti. Ad esempio a me piacerebbe essere capace di stare a dieta per più di 6 ore di seguito. Non amo la mia incapacità di resistere davanti ad una birra, o alla cioccolata o alla pizza. Ci provo, anche se non sono sicura di riuscirci. Ho una sconfinata ammirazione per chi riesce ad ordinare un’insalata quando nel menu ci sono le lasagne, ed una sana invidia per chi ordina le lasagne e non ingrassa, ma tutto sommato, alla mia veneranda età, comincio a farmene una ragione.

Ho raccontato a Pippo che scrivere mi viene naturale come respirare, ma non so fare un cerchio nemmeno con un compasso.

Gli ho spiegato che deve imparare a dare il giusto valore ai giudizi altrui, che non deve ignorarli, ma nemmeno permettere che siano l’unico parametro possibile.

Che non è escluso che anche le maestre a volte non si rendano conto di ferire, e che magari nelle loro intenzioni, pretendere molto è anche un modo di dimostrare fiducia nelle nostre capacità, altrimenti non si aspetterebbero granché. Che ci sono giornate buone e giornate meno buone e che capita anche che con tutto l’impegno del mondo non ce la si fa.

Che va bene pure arrabbiarsi, ma alla fine guardandosi allo specchio non c’è nulla di male in un po’ di indulgenza, anche con noi stessi, che spesso siamo i nostri giudici più impietosi.

Ayrton Senna diceva che il secondo, è il primo dei perdenti. Ma non si può partecipare, solo quando si è sicuri di vincere.

Traghettare CiccioPiccolo dal ragazzino di oggi all’adulto che sarà è di gran lunga il viaggio più affascinante che abbia compiuto finora.

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