S.O.S. TATA: da PezzoDiCuore

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PdC ha preso una nota a scuola. Non stava chiacchierando, né ridendo con gli amici questa volta. Semplicemente durante l’ora di religione, leggeva il libro di storia. Richiesto dalla maestra del perché si facesse gli affari suoi, ha risposto serafico

a) che non gli interessava l’argomento

b) che dopo aver sentito le teorie sulla creazione dell’universo durante l’ora di scienze, aveva stabilito che le spiegazioni a religione non erano convincenti.

Lo so, il primo istinto è sorridere. Ma la mamma non si compiace. Per due motivi: il primo, è che vorrebbe un pdc meno “adulto” che ad esempio se pensa ai nonni che non ci sono più, li immagina guardare giù dalla loro nuvola con benevolenza – e non che si tormenta sul senso della vita e del dopo e del prima. Il secondo motivo è che la mami non sopporta l’insolenza.

Il primo istinto sono state le fiamme di megalopoli, che per la cronaca ci sono state. Il secondo istinto è stato trovare una punizione esemplare. Perché la mamma (reduce da un’educazione decisamente repressiva) ha sempre creduto di più nello spiegare, nel far capire, nel seminare per poi raccogliere, pensando che di fatto, punire sempre è come non punire mai, dopo un po’ non ci si fa più caso. E pensava di aver sbagliato, e che anche lei doveva piegarsi a togliere la tv o i videogiochi (ma pippo non ci tiene più di tanto) a settimane alterne, o colpirlo sulle cose a cui tiene davvero, anche se di fatto le sue uniche passioni forti sono il rugby e Diabolik, e francamente togliere la lettura o lo sport non sono punizioni educative.

La mami si è lambiccata il cervello qualche giorno, poi ha messo da parte l’istinto n.1 il n. 2 ed anche il numero 3 e così si è accesa una lampadina: i lavori forzati, ma non in chiave punitiva, in chiave educativa.

Pippo quindi (già collaborativo in casa) ora non ci pensa più di tanto ad accendere la tv. Aiuta la mamma ad apparecchiare e sparecchiare, sta imparando a cucinare (ha fatto il sugo, la polenta e il purè), ripone le cose stirate. Ogni tanto sbuffa anche lui, e siccome la mami voleva sedimentare il concetto di “facessi anche io solo quello che mi interessa” alle sue rimostranze su “non ho voglia di preparare la tavola per la colazione, volevo finire questo giornalino” la mamma risponde altrettanto serafica “non ti preoccupare, lo faccio io, però non so poi se avrò voglia di lavare la tua divisa da rugby, volevo guardare il tg”. Pippo sbuffa, ma esegue. Sabato ha fatto i letti di sua iniziativa e mi ha chiesto di salire al piano di sopra ad occhi chiusi per mostrarmi la sua sorpresa. E dopo una settimana senza tv, perché passata a fare lezione di spagnolo con la mamma, o a leggere libri di storia e geografia ha sentenziato che la settimana senza tv non è stata poi così male.

Prima di brevettare questi nuovi modelli educativi, fatemi vedere quanto dura l’entusiasmo e se a fine quadrimestre ha funzionato.

Discussion2 commenti

  1. beh ecco… a dire il vero io mia figlia non l’avrei punita… condivido in pieno l’opinione di Pdc, però gli avrei spiegato che il mondo difficilmente accetta schemi di pensiero diversi dalla massa. Se l’insegnate era una persona intelligente avrebbe aperto un dibattito costruttivo sull’argomento invece che ripetere a memoria ciò che ha studiato.
    Sarebbe stato interessante come dibattito.
    Uno spunto di crescita per entrambi.

  2. la mamma di PdC

    In realtà la punizione non era per l’opinione – ma per aver ritenuto di poter decidere di fare qualcos altro solo perchè “non mi interessa” / l’argomento è stato dibattuto a lungo in casa e se PdC esprime queste opinioni, è proprio perché educato a pensare e non ad assorbire concetti in maniera acritica, tuttavia un approccio fondato su “faccio solo quello che mi va” si presta seconodo me solo all’eremitaggio e non alla vita in società. Per il resto concordo in pieno, soprattutto sull’opportunità di aprire il dibattito in classe, ho già spiegato all’insegnante che il suo compito sarebbe rispondere alle domande, si chiama infatti ora di religione, non catechismo.

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