Memorie di una Geisha

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Ne abbiamo già parlato, di questo vizio di noi donne.

L’altro giorno però ne ho disquisito anche con un amico – che chiameremo J – ed a vedere le cose dall’altro punto di vista si impara sempre qualcosa.

J mi raccontava che non sopporta le donne esageratamente servizievoli, soprattutto all’inizio di un rapporto. Quelle che ti fanno favori non richiesti e cercano di sostituirsi a te in tutto, per due motivi:

1) se dico che ho voglia di un gelato, me lo posso anche prendere da solo;

2) se tu me lo porti comunque, non è detto che poi io abbia voglia di portarne uno a te.

In effetti non ha tutti i torti. Noi donne spesso e volentieri nelle fasi iniziali di un rapporto entriamo in modalità geisha: preveniamo pensieri bisogni, desideri. Siamo sempre al posto giusto al momento giusto a fare la cosa giusta e soprattutto ci raccontiamo che lo facciamo volentieri.

Qui si apre una parentesi. Sappiamo che il maschio è tendenzialmente modello base, lui non cerca dietrologie e tende a prendere le cose per quello che sono. Se tu dici A lui capisce A, non B che però vuol dire anche un po’ C e forse anche un po’ E. Lui capisce A, mentre spesso noi vogliamo dire tutto fuorchè A.

Ergo, se tu gli dici che ti piace servirlo e riverirlo, lui ci crede. Mentre io mi insospettirei subito. Diciamoci la verità: io odio dare da bere anche alle mie piante, poi se serve bagno anche le tue, ma non è che ciò mi procuri goduria. Quindi se un uomo mi dicesse che gode a servirmi e riverirmi non ci crederei mai, oppure penserei che è solo l’ardore del momento.

Ma torniamo a J. Ha ragione, perchè il lato B, C, D etc del nostro punto A è che poi noi torniamo al punto 2, diamo l’anima perché intimamente vorremmo ricevere altrettanto. Poi ovviamente va a finire che rimaniamo spesso deluse ed eccoci ad affogare la nostra disperazione nella Nutella (o nel Franciacorta, dipende dai punti di vista) lamentando che adesso che non gli serviamo più, ci ha messo da parte. Errore, non gli servivamo neanche prima.

Ovviamente ci sono maschi e maschi, J ne è la riprova. Se J non ha camicie stirate cosa fa?

a) le porta in tintoria;

b) se le stira da solo;

c) assume una colf;

d) si mette qualcos’altro.

Il problema è che la maggior parte dei maschi italici risponde:

e) le porto a stirare alla mia mamma;

f) non serve nemmeno che le porto le camicie, perché la mia mamma ha le mie chiavi di casa e me le fa già trovare stirate in armadio in ordine descrescente di pantone.

Uno degli effetti collaterali del punto f) è che se uscite furtivamente da casa sua alle 8 di mattina ed incontrate sull’uscio la suddetta mamma, non potete nemmeno salutarla “buongiorno signora, sono la colf, sono passata a stirare le camicie”. Quello, lo fa già lei.

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