Le vite degli altri: da PezzoDiCuore

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Ricordo che da bambina, mi piaceva immaginare le vite degli altri.

Osservavo le case cercando di coglierne le abitudini, immaginando che ci abitasse una nonna, per la cura del giardino, o una famiglia, per i giochi ammucchiati in cortile.

Mi capita ancora ogni tanto, quando mi concedo il lusso di una passeggiata da sola, senza l’obbligo di conversare con alcuno e posso liberarmi dai pensieri e fantasticare.

Mi colpisce oggi, che tutti abbiamo la presunzione di stabilire cosa sia per gli altri una vita appagante.

Sento e leggo spesso giudizi di una violenza verbale inaudita, sulla presunta inutilità delle vite degli altri, accusati di invidie che non provano verso le nostre vite così apparentemente intense.

Mi è capitato di leggere su facebook dei commenti rivolti verso qualcuno, colpevole di avere una vita insignificante e frustrata e mi sono chiesta come si possa stabilire cosa vuol dire essere felici.

L’unica spiegazione che mi do, in questi casi, è che tanta aggressività sia solo un modo per assolversi per la propria infelicità.

Che c’è di male se in alcuni momenti della propria vita (o anche tutti) l’idea di andare in vacanza fa venire l’ansia? Se il massimo dei desideri per Capodanno è passare la serata sul divano con un buon libro ed un bicchiere di rosso?

Se ci sono dei giorni in cui al ritorno dal lavoro il massimo delle aspirazioni è fare i gnocchi per Pippo e non l’happy hour?

Sarà l’età che mi rende sempre più misantropa ed allergica ai rapporti inutili. E che mi fa sorridere di fronte a quelli che chiamano “amico” chiunque abbiano visto per più di due volte e credono che “vita sociale” significhi stare con persone, con cui altrimenti non spartiresti nemmeno il posto sull’autobus.

 

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