L’antica tradizione contadina del FAR FILO’

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Il FILO’ rappresenta uno dei momenti di vita comunitaria più importanti della società contadina e di montagna del passato. Nelle sere d’inverno, era abitudine molto comune riunirsi nelle stalle per trascorrere del tempo assieme chiacchierando, raccontando storie o favole e socializzando mentre si continuavano a svolgere delle attività legate al mondo contadino: intrecciare ceste, aggiustare gli attrezzi del lavoro nei campi, tessere e filare.

E’ appunto da ‘filare’ che deriva il termine ‘filò’.

Vi proponiamo un suggestivo e pittoresco scritto in dialetto veneto che rimanda a quel mondo distante e all’abitudine di fare filò.

Il testo, ritrovato su una carta logora ed ingiallita nella soffitta di una vecchia casa, riporta l’intestazione: Tratto da “DE CRUDE E DE COTE” di Don Virginio Panziera.


IN FILO’

Una stala bruta e negra

Co tre bestie a la cadena,

E na lampada che apena

La difonde el so ciaror,

Muri mogi de siroco

Bruti e sporchi tuti quanti,

Quatro travi sgiossolanti,

Pavimento a onda de mar.

Sinque scagni e tre bancheti

Do careghe sgangherae,

Paia e cane strassinae,

Eco tuto parecià.

Dopo sena zé l’ ingresso,

Fra l’odor de le buasse,

Tute alegre ste ragasse

Le scomincia el so lavor.

Chi na  calsa, o na traversa,

Chi na blusa se parecia;

Da na banda sta na vecia,

E fra i bo ghe zé el paron.

Una tosa fa la dota,

E so mare là vissina

La se gode, povarina,

E la sogna l’ avenir.

I pissini no sta fermi;

Zè chi ciama, siga o cria,

E la vecia: Ave Maria!

El Rosario su, dizé!

Ma le porte se spalanca,

Do, tre tosi se presenta:

“ Vegna vanti, qua…el se senta “,

Dize Lola in … batticor.

El saloto zé completo!

Complimenti e gran sempiade,

Gran bravure e gran ociade,

L’ ore passa … el tempo va !

Zé chi dise mal dei altri

E chi parla figurato …

E una tana de pecato

El diventa quel “ filo’

D’ improvviso, sorta in pié,

Una vaca la rincula

E con forsa la ghe mula:

“ Basta, fora ! A leto andè !

Discussion1 commento

  1. ADMIN

    Massimo, che ringraziamo molto per la segnalazione, ci informa cortesemente che:
    ‘il testo, ritrovato nella soffitta tratto da “DE CRUDE E DE COTE” è riferito ad una pubblicazione di Don Virginio Panziera un sacerdote nativo di Venegazzù prov. di Treviso. Nel volume di poesie in dialetto veneto, l’autore con sapiente arguzia descrive il carattere e il comportamento della gente contadina trevigiana; edito a Vicenza nel 1935. Copia è conservata nell’archivio Parrocchiale di Venegazzù.’

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