L’isola che non c’è: da PezzoDiCuore

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Dopo settimane (mesi) di ininterrotto lavoro, finalmente un pomeriggio di ferie, e per giunta di venerdì. Ciccio Piccolo manifesta tutto il suo entusiasmo affermando “oggi è il giorno più bello della mia vita” motivato da “passo un intero pomeriggio con te”. Incurante dei doverosi sensi di colpa (se è così felice per un pomeriggio insieme, allora da quanto tempo non sto con lui) decido come sempre di godermi la parte mezza piena del bicchiere. Imperativo n. 1, non farò nulla di necessario, tranne l’indispensabile. Tra una cosa e l’altra si pranza alle 2 e mezza e poi prepariamo insieme un dolce, visto che siamo a cena da amici (sennò che ferie sono?) cioè la zuppa inglese – ricordo ancora la delusione di Pippo quando la prima volta ha scoperto che non era una minestra.

Poi il pranzo per domani (sabato d’estate rigorosamente al mare). Poi un po’ di passaggi con un enorme pallone di Batman, che rischia di finire i suoi giorni sul fornello mentre bolle il caffè (sacro rituale che consacra tutti i momenti migliori). Finisce come sempre a pallonate dappertutto (li sento già i vicini alla prossima riunione condominiale) e Pippo magnanimo che non mi sgrida (come avrei fatto io) anche se ho rovesciato la bilancia e tutte le sue foto con un tiro decisamente fuori mira. Si chiude in bellezza spiaggiati sul divano a guardare un film insieme, tra gli assalti di Ciccio bisognoso di coccole quanto la sua mamma, che viene schienata subito in un improvvisato incontro di wrestling.

Quando il quotidiano prende il sopravvento, e l’assurdo di certe giornate è difficile da sopportare, io ripenso a questi momenti, e come Peter Pan, mi aggrappo al mio ricordo felice.

Eh.. lo so, c’è una bella dose di presunzione a pensare che vi possa interessare quello che scrivo qui. La mia è una vita normale: faccio un lavoro che amo, e infatti conto di ritirarmi tra sette anni esatti a coltivare pomodori e leggere in riva al mare. Vivo in una casa delle bambole (cioè minuscola) con il mio bimbo di 8 anni, noto ai più con tanti soprannomi di cui il più gettonato è PDC, traduzione dal napoletano di piezz’e core, letteralmente Pezzo di Cuore, un piccolo rugbista che mi placca mentre faccio il risotto, non ha più un dente davanti, e non si capacita che ci sia la scuola dell’obbligo.

Il mio tesoro più grande è l’amicizia: la mia ciccina bionda che mi conosce meglio di me stessa, i giri di birre dopo un allenamento di touch, la mia metà (la mia sorella gemella, forse un mio terzo, i due terzi li faccio io) e anche una bella sigaretta sul balcone, alla sera, quando finisce un’altra giornata e finalmente nella casa delle bambole tutto tace.

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