Intolleranza al lattosio? Se c’è, è transitoria

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L’intolleranza al lattosio è generalmente transitoria e molto meno diffusa di quanto si stimasse finora. Lo dimostrano i risultati di uno studio pubblicato su “Nutrition Today”, che evidenzia come tale intolleranza coinvolgerebbe solamente il 7-8% della popolazione europea ed americana, anziché il 15% come si credeva.

L’intolleranza al lattosio è un disturbo gastrointestinale dovuto ad una mancata o insufficiente produzione dell’enzima lattasi da parte dell’organismo. Tale enzima risulta necessario alla digestione del lattosio, lo zucchero presente nel latte e nei prodotti caseari, perché ne catalizza la degradazione. Il lattosio infatti che non viene digerito nello stomaco, ma nell’intestino crasso dove viene aggredito e quindi digerito dai batteri intestinali. Questa intolleranza, che non ha nulla a che vedere con l’allergia alle proteine del latte, può essere congenita o acquisita, o addirittura derivare da malattie infettive come la salmonellosi che compromettono generalmente solo in maniera temporanea la funzionalità digestiva dell’enzima lattasi. Anche l’appartenenza ad un certo ceppo genetico aumenta la probabilità di soffrirne: ad esempio le popolazioni asiatiche, africane e i nativi americani ne soffrono in una percentuale molto alta, mentre tra le popolazioni caucasiche l’intolleranza è diffusa solo in una piccola parte della popolazione.

La mancata o difettosa digestione del lattosio ha un effetto irritante sull’intestino e si manifesta con una sintomatologia che comprende diarrea, dolori addominali, gonfiore e meteorismointolleranza-latte-latticini

 La diagnosi tuttavia non è semplice da effettuare in quanto i sintomi sono spesso simili a quelli della sindrome del colon irritabile. Per questo motivo, in caso si sospetti un’intolleranza al lattosio è consigliabile rivolgersi al proprio medico, per effettuare i test diagnostici specifici.


 

La cura consigliata consiste nella riduzione del lattosio dalla dieta. In genere la sua eliminazione completa non risulta necessaria in quanto il valore soglia al di sopra del quale compaiono i disturbi varia da persona a persona ma generalmente si attesta attorno ai 500 mg. Lo yogurt naturale ed il latte fermentato sono generalmente tollerati in quanto contengono utili fermenti che si occupano di digerire la gran parte del lattosio presente nell’alimento. L’assunzione di formaggi stagionati in genere e di parmigiano in particolare è ben tollerata perché questi alimenti, importanti fonti di calcio, contengono una scarsa percentuale di lattosio. Esistono inoltre in commercio latti privi di questo zucchero, per chi non vuole rinunciare al piacere di una buona tazza di latte.
In caso di intolleranza, è necessario considerare che il lattosio è presente in molti alimenti, e anche l’assunzione di una modesta quantità è talvolta in grado di scatenare i fastidiosi sintomi descritti. Il lattosio è per esempio comunemente presente in alcune tipologie di pane, cereali per la colazione, preparati per minestre pronte e purè istantanei, margarina, preparati a base di carne, miscele di farine per dolci, biscotti, polveri per preparare cappuccino e creme per il caffè. Risulta  essenziale quindi leggere ed interpretare correttamente le etichette dei prodotti alimentari, per evitare spiacevoli sorprese, come pure controllare con attenzione la composizione dei medicinali che vengono assunti. Il lattosio è infatti presente in percentuale variabile anche nei farmaci, sia quelli prescritti dal medico che di automedicazione (anche se nel caso dei farmaci da banco la presenza è percentualmente più ridotta).latticini-intolleranza-lattasi

Apportando quindi solo piccoli cambiamenti nelle abitudini alimentari o, nei casi più fastidiosi, aiutandosi con una leggera terapia medica (solitamente si ricorre a compresse in grado di integrare la presenza di enzima lattasi a livello gastrointestinale), è possibile alleviare i sintomi dell’intolleranza al lattosio in modo tale da poter gustare senza problemi il gelato, il latte e i formaggi preferiti.

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