In Riunione (o l’arte di friggere l’aria)

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Non so da voi, ma qui stare in riunione è diventato un lavoro. Non importa che poi la riunione serva oppure no.

Non importa che ci sia qualcosa di cui parlare oppure no.

La riunione inizia e dura ad oltranza, perchè sembra che alla gente venga l’ansia da abbandono all’idea di salutarsi tutti e tornare alle proprie scrivanie.

Onde evitare un attacco di narcolessia con annessa craniata sul tavolo, mi dedico ad uno dei miei sport prediletti: osservare il prossimo.

Ci sono quelli che devono parlare per forza, anche se non hanno niente da dire. Allora partono con interminabili pistolotti, che di solito riassumono il parere più diffuso, mentre gli astanti si imparano a memoria la punta delle scarpe o vagano con lo sguardo alla ricerca di ragnatele sul soffitto.

Quelli che non hanno nessuna intenzione di ascoltare, se non se stessi, così auto-infatuati da dimenticarsi quasi di avere un pubblico.

Ci sono quelli che non vorrebbero parlare ma devono, ed allora entrano in loop avvitandosi su se stessi, come quelli che sbagliano ad imboccare il raccordo anulare e non riescono più a trovare l’uscita, avviluppati in concetti che non ti possono spiegare, perchè spesso nemmeno loro per primi li hanno capiti.

Ci sono quelli che danno un contributo attivo, annuendo continuamente, qualsiasi cosa venga detta, come i cagnolini sul lunotto dell’automobile, condannati al moto perpetuo.

In ogni caso, di solito ognuno parla per conto suo, incurante delle opinioni altrui.

Ecco perchè rinnovo la mia proposta: non chiamatemi in riunione, mandatemi un video, come il discorso del presidente della repubblica a capodanno. Se devo solo guardare ed ascoltare, che possa farlo con calma sul divano con la birra e le patatine.

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