I will survive: da PezzoDiCuore
Capita che ti abitui così tanto a resistere, che diventa normale non avere mai bisogno. O paura.
Che pensi che tanto ce l’hai sempre fatta e quindi ce la farai ancora.
Che vorresti un abbraccio, una spalla, ma non ti ricordi più come si fa a chiederla.
Capita che ti ricordi che l’ultima volta che ti sei appoggiato a qualcuno, sei caduto, o siete caduti insieme. O ti sei fidato, e davvero pensavi fosse la volta giusta, ma ti sbagliavi.
Poi però una mattina ti svegli, mentre guidi i colori sono fantastici, il cielo azzurro azzurro, le montagne nitide, l’erba verde e l’aria frizzante e ti rendi conto che vale la pena riprovare, no?
Ritiri fuori quel pezzetto di giornale di tanti anni fa dove si citava l’amante di Kafka “se hai qualche persona, anche solo una, con cui puoi essere debole, miserabile e contratta e che non ti farà del male per questo, allora sei ricca. Puoi aspettarti indulgenza solo da una persona che ti ami, mai dagli altri e soprattutto mai da te stessa”
Così decidi che anche solo uno è più di zero, e poi in fondo, mal che vada (come insegni a PdC – ed è ora di razzolare bene oltre che predicare!) torni sempre a zero.
E chiedi quell’abbraccio ed incredibilmente l’abbraccio arriva, anche più di uno.
Così capisci che talvolta, perché gli altri riescano a dare, basta saper ricevere.








