I sogni son desideri: da PezzoDiCuore

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“Mami, ma tu hai dei desideri?”

“Certo CiccioPiccolo. E tu?”

“Anch’io, ma per ora sono un segreto. I tuoi quali sono?”

“Dunque, vediamo…”

“Io lo so quali sono i tuoi desideri: vuoi smettere di lavorare e vuoi comprare una casa più grande!”

Precisiamo, la seconda metà del desiderio è corretta ed è il nuovo progetto a cui sto lavorando.

La prima va dettagliata meglio. Io ho (ora dopo 25 anni di fatica) lo stesso approccio che CiccioPiccolo ha verso la scuola.

Un esempio: Pdc a casa riempie quaderni e quaderni di storie illustrate, racconti che esorcizzano le sue paure attribuendole a fantasiosi personaggi dai nomi improbabili, nati e cresciuti in paesi lontani. Storie lunghissime ed articolate, che si chiudono sempre con una morale, che altro non è che il suo modo di elaborare la realtà.

Poi a scuola, quando gli assegnano un compito in classe, scrive di malavoglia una paginetta, perchè “non so cosa scrivere”. E perché?

“Perché a me piace scrivere quello che penso e provo, se mi dici l’argomento, che parole usare, come lo devo fare, scrivere non mi diverte più”.

Come lo capisco! (ma a lui non lo dico – per ora). Anche a me piace lavorare, mi basterebbe ogni tanto non dover vedere certe facce in ufficio, avere un po’ di tregua, saltare un venerdì (ma così – a caso, non quando c’è ponte che sono a casa tutti).

I desideri sono la benzina delle mie giornate. Assieme alle buone intenzioni.

Quando mi sembra che la quotidianità prenda il sopravvento, il mio training autogeno è un pezzo di carta ed una penna. Scrivere una lista delle cose da fare e da non fare, ma non un elenco di attività tipo “fare la spesa, andare in banca”.

Piuttosto una dieta mentale, tipo:

– lasciare che la gente si arrangi, e preoccuparmi solo dei miei problemi, soprattutto se non c’è bisogno dei miei consigli

– se qualcuno non capisce, non insistere

– non assillare troppo CiccioPiccolo, di modo poi da non dovermi assillare io per avere tutto sotto controllo

– non aspettarsi che gli altri cambino, non dopo una vita, così anche io poi posso permettermi di non cambiare

– invece di arrivare ogni mattina in ufficio all’alba, fermarsi ogni tanto a bere il caffè ed arrivare per ultima

– non mi risulta siano mai state assegnate medaglie al perfezionismo, ergo non la prenderò nemmeno io.

Arriviamo tutti ad un certo punto come i sub, che devono decomprimere.

La dieta mentale ti svuota di pensieri nocivi e lascia per un po’ lo spazio libero.

Fino alla prossima immersione.

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