Girls & The City 3

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Che tre amiche dotate di prole riescano a ritagliarsi una serata da sole, è altrettanto probabile del calo del prezzo della benzina, ma a volte capita.

Nello slalom tra otiti, 38 di febbre, riunioni al lavoro e lavatrici piene di fango, finalmente una serata senza marmocchi al seguito.

Le Girls ci sono, la City un po’ meno, visto che alle 9 di sera non c’è anima viva in giro e succede che, invece di incontrare Mr Big mentre sorseggi languida un Cosmopolitan, ti spengono le luci perché c’è la partita in tv e magari si può chiudere un po’ prima. Ma non importa.

L’importante è un buon bicchiere di rosso, davanti al quale parlare di tutto e di niente.

Dei mariti (chi ce li ha) e dei compagni di viaggio per chi è da sola.

Dei figli che nascono e dei figli che crescono.

Si può essere d’accordo su tutto o non trovarsi d’accordo su niente.

Quello che mi piace della “sorellanza” tra donne è che – anche se rare – ci sono persone con cui si riesce a non restare solo in superficie e raccontare e raccontarsi oltre la banale apparenza.

Così come le donne sanno essere feroci l’una con l’altra come nessuno mai, altrettanto sanno stringersi l’una all’altra nel momento del bisogno, sia un pannolino da cambiare, o una decisione di vita o di morte da condividere.

In questa settimana ricca di amiche è capitato di addormentarsi sul divano ascoltando l’ennesima litania sul fidanzato che non si sa come lasciare, ma di essere perdonata “sei cotta, dai vado a casa, ti scrivo domani” senza che questo abbia intaccato minimamente l’equilibro esistente.

E’ capitato di passare il venerdì sera in ospedale con un’altra signorina e l’amica che sta “resistendo” per aspettare ancora un po’ a scodellare il suo Piezz’e Core; di cercare di non ridere troppo forte prendendosi in giro, di raccontare di altre nascite, mentre la sottoscritta raccontava che “si, ho sempre detto che il parto è cosa da donne e gli uomini non devono assistere, che si impressionano” salvo poi essere accontentata anche troppo, che non si è visto nessuno allora come nei dieci anni a venire.

Di aver bisogno anche delle amiche più preziose, non solo quelle con cui si può parlare, ma quelle con cui puoi restare anche in silenzio, ma capirti comunque.

 

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