Donne che amano troppo: da PezzoDiCuore

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Mi sono chiesta tante volte se la sensazione di non ricevere mai abbastanza trovi origine nel fatto che davvero riceviamo poco o piuttosto non dipenda dal fatto che ci aspettiamo troppo. Non intendo banalizzare dicendo che aveva ragione Ferradini quando cantava “prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore…”. Anzi, il gioco del gatto col topo mi annoia e lo stereotipo che in amor vince chi fugge non mi ha mai convinto. È uno stress unico fuggire se poi si vuol farsi prendere, e te ne rendi conto quando scappi perché vuoi scappare e basta. Però sempre più spesso mi rendo conto che noi donne continuiamo ad entrare in modalità geisha quando incontriamo un uomo che ci piace, a lasciar emergere la mamma latente che c’è in ognuna di noi, a sommergerlo di attenzioni, nella migliore delle ipotesi non richieste, a volte purtroppo nemmeno notate e apprezzate. Fedeli al precetto “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” lo applichiamo al contrario e dispensiamo tutto ciò che in realtà vorremmo ricevere. Spesso l’attesa è vana, perché dall’altra parte non c’è consapevolezza dell’aspettativa e forse a volte va bene così, ognuno dà quello che sa dare ed è sempre meglio un quasi nulla spontaneo che un molto, ma estorto.

…continua sotto…

La realtà è anche che nella maggior parte dei casi l’uomo è naturalmente portato a ricevere e la donna a dare. Ecco perché madre natura nella sua infinita saggezza ha deciso che i figli erano cose da donne. E visto che ci è stato fatto questo dono, forse vale la pena di non sprecarlo e di crescere dei figli maschi più consapevoli, ai quali dispensare tutto l’amore che abbiamo, ma ai quali spiegare nella quotidianità che, giusto noi che li abbiamo messi al mondo, li ameremo così tanto, mentre con qualsiasi donna (o uomo) incontreranno nel loro cammino si tratterà sempre di una strada a doppio senso di marcia. Dove si dà e si riceve. Dove qualcuno ogni tanto dice anche no, e quel no va accettato. Dove nulla è dovuto, e non mi riferisco solo alle camicie da stirare. Se cresci convinto di essere il centro dell’universo, è ovvio che te lo aspetterai da chiunque. Se insegniamo quel vecchio concetto banale, che la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri, e che il rispetto è il minimo sindacale di ogni rapporto di qualsiasi natura, possiamo invertire la rotta e creare con loro una generazione di uomini nuovi.

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