Dis-social networking: da PezzoDiCuore

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A lungo mi sono chiesta a cosa servissero i social networks tra persone che già si frequentano. Riconosco che è utile condividere le foto o i pensieri, anche se per una logorroica come me la bacheca di Facebook non è mai abbastanza. E Fb ti ricorda i compleanni, sai quando la gente va in ferie, se qualcuno si sposa ed anche se ci si lascia, insomma una specie di Calendario-Gazzetta, ma più divertente. E poi ci ho ritrovato un amico d’infanzia che non avrei saputo come rintracciare altrimenti, e già per questo è valsa la pena di subire la piaga d’Egitto quotidiana dei giocatori permalosi di Farmville. Ed ho visto i nuovi bambini di amici che vivono a Londra o anche solo a Bologna.

Ma non ho mai capito perché ci siano persone che mi incontrano in ufficio tutti i giorni senza salutarmi, che poi mi chiedono l’amicizia su FB. Se non mi ritieni abbastanza interessante da dirmi “ciao” davanti alla fotocopiatrice, che sorprese potrò riservarti nel video? Ho anche scoperto che c’è gente che mi ha cancellato per lealtà verso un amico virtuale in comune al quale secondo loro avevo fatto un torto.

Un po’ alla volta ho capito che in realtà il nome giusto di Facebook per molti doveva essere invece Second Life. Per loro quello che accade su FB è vero. Quello che scrivi è Vangelo.

Si è persa per strada l’ironia, la capacità di sdrammatizzare e romanzare un po’ la vita. Ci si prende troppo sul serio.

Io invece credevo che fosse quello che è: una bacheca virtuale dove appendere dei bigliettini ideali, come sul frigorifero, insieme alle foto di una vacanza lontana ed ai disegni dei bambini. Ogni tanto il frigo lo apri ma non fai i raggi x alla porta. Qualcosa cade e si raccoglie – qualcosa cade e si perde. È un passatempo divertente e leggero, ma la vita vera è altrove. Puoi essere fidanzato, anche se non lo dichiari nel profilo. Puoi essere felice, anche senza bisogno di spettatori.

Puoi esserti divertito, anche se nessuno clicca “mi piace”.

Eh.. lo so, c’è una bella dose di presunzione a pensare che vi possa interessare quello che scrivo qui. La mia è una vita normale: faccio un lavoro che amo, e infatti conto di ritirarmi tra sette anni esatti a coltivare pomodori e leggere in riva al mare. Vivo in una casa delle bambole (cioè minuscola) con il mio bimbo di 8 anni, noto ai più con tanti soprannomi di cui il più gettonato è PDC, traduzione dal napoletano di piezz’e core, letteralmente Pezzo di Cuore, un piccolo rugbista che mi placca mentre faccio il risotto, non ha più un dente davanti, e non si capacita che ci sia la scuola dell’obbligo.

Il mio tesoro più grande è l’amicizia: la mia ciccina bionda che mi conosce meglio di me stessa, i giri di birre dopo un allenamento di touch, la mia metà (la mia sorella gemella, forse un mio terzo, i due terzi li faccio io) e anche una bella sigaretta sul balcone, alla sera, quando finisce un’altra giornata e finalmente nella casa delle bambole tutto tace.

Discussion3 commenti

  1. Ciao cara, per me facebook e’ un’immensa finestra sul cortile. Puoi ritrovare vecchi amici o il collega di scrivania, fare una chiacchierata virtuale e scoprire cose nuove sugli altri; scoprire di condividere passioni, sorridere di commenti e pubblicazioni simpatiche e ironiche ma non potra’ mai sostituire la vita reale fatta di contatti umani, voci, sguardi, profumi, sorrisi, scontri, emozioni che la vita di ogni giorno ti riservano. A presto!!! La tua mezza mela…

  2. …però ci penso che ho scoperto affinità che, probabilmente, non avrei mai conosciuto davanti alla fotocopiatrice, e penso che da ogni strumento ognuno trae ciò che la propria predisposizione d’animo gli consente di trarre! (ti aspetto, spero presto). V

  3. Amica saggia, son d’accordo con te. E sai che mi piace un sacco la tua rubrica?
    un bacione dalla perpi

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