Da grande: da PezzoDiCuore

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Ogni tanto mi dico che forse la genetica può davvero essere un’opinione, soprattutto se non depone a tuo favore. Ma non mi impedisco di pensare che forse un giorno anch’io uscirò di casa e perderò la strada per tornare. O non ricorderò più chi sono.

E se sei la madre single di figlio unico (e per di più maschio) sai già che il giorno in cui metterai il latte in lavatrice ed il telefono in frigorifero, è altamente probabile che non ci sia nessuno che amorevolmente ti ricorda a cosa servono le cose, i nomi delle persone e degli oggetti e che si accerta che poi quella strada di casa tu la ritrovi davvero.

Sembra così lontano il giorno in cui non sarò più nemmeno “diversamente giovane”, ricorrendo ai miei soliti eufemismi e quella che adesso chiamiamo singletudine (per scelta, propria o altrui) per darle un tono migliore, diventerà banalmente solitudine, senza più alcuna allure di indipendenza.

Sappiate comunque che io mi sto già preparando. Ne ho anche parlato con Pippo e gli ho estorto una promessa solenne: no, non gli ho chiesto di accudirmi e sopportarmi, di volermi bene lo stesso e di portare pazienza quando per l’ennesima volta gli chiederò “ma tu chi sei?”. Gli ho fatto giurare che anche se sarò vecchietta e un po’ rimbambita, nella mia stanzetta all’ospizio, lui si accerterà che mi facciano la ceretta al baffo almeno ogni dieci giorni!

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