Colazione da Tiffany: da PezzoDiCuore

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È giunto il momento di parlare dei regali di Natale. Ci ho provato a far finta di nulla, ma anche volendo non si può, tutti offrono idee geniali a poco prezzo e buoni regalo da omaggiare anche per l’acquisto della verdura al mercato.

Non amo i regali su commissione. Quando mi chiedono che regalo voglio, la risposta è sempre “niente”. Di recente ad un amico in viaggio a New York che mi ha detto “sto pensando a cosa portarti” ho suggerito di fermarsi da Tiffany, ma dubito di trovare pacchettini azzurri sotto l’albero. Non sia poi detto che non avevo espresso alcun desiderio!

Un’altra usanza che non amo (e qui mi attirerò le ire di mezza popolazione nazionale) è regalare denaro. Non solo perché il valore del dono non dovrebbe essere esplicito, ma perché sempre più si è radicata la mentalità, ad esempio ai matrimoni, di ripagarsi la propria partecipazione. Al prossimo matrimonio, se mi porto il pranzo da casa, posso regalare quello che voglio?

So che può sembrare irrispettoso, in un momento di crisi economica, non tener conto delle altrui necessità, ed infatti non ho nulla in contrario verso i regali utili. Tuttavia, sfido chiunque a dimostrare, che accanto ad un paio di scarpe o ad un pigiama, magari davvero necessari, non si possa affiancare una sorpresa inattesa, non necessariamente acquistata, una poesia, dei biscotti fatti in casa. Perché il dono più prezioso alla fine rimane il tempo.

L’essenza del dono non commissionato è proprio questa: aver dedicato un po’ del nostro tempo alla ricerca di qualcosa di gradito al destinatario del dono.

E proprio mentre scrivo queste righe ne ho conferma. Pippo è sceso dalla sua cameretta dove aveva ritrovato il bigliettino che accompagnava il suo dono di compleanno due anni fa, dove la mamma gli aveva citato un brano del Piccolo Principe e mi ha schioccato un bacio sulla guancia dicendomi “questo lo terrò per sempre nel mio cuore”. L’unico – parafrasando le Petit Prince – con cui si vede davvero ciò che agli occhi è invisibile.

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